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L'amore ai tempi del cioccolato

lunedì 3 febbraio 2020

L'amore ai tempi del cioccolato

Pensavo non mi piacesse correre. A parte qualche sport di squadra, praticato in maniera disordinata e poco disciplinata in gioventù, non avrei mai pensato che un giorno questo appuntamento fisso con la corsa mi avrebbe contraddistinto. Ora per molti sono Marco, quello che corre, ancora prima di Marco l’aspirante editorialista dell’Isolotto. Più o meno otto anni fa, iniziai a correre spinto da un infortunio alla caviglia rimediato giocando a basket. Adesso non posso più smettere

lunedì 21 ottobre 2019

i Giganti


Provai goffamente a posare il libro che credevo di avere tra le mani. Contemporaneamente tentai di spegnere la luce dell'abat-jour e dormire. Ma a tenermi compagnia su quel letto, a parte te, non c'era nessun libro, nessuna luce accesa. Solo il buio e sullo sfondo il ronzio dei miei pensieri che, in qualche modo, mi aveva tenuto ancora connesso a quelle pagine. Mi era sembrato di essere io stesso le cose di cui quel romanzo parlava: un viaggio alla ricerca di risposte; la caccia ai bisonti; la spoglia cittadina di Butcher's Crossing; il fiume che dà e il fiume che toglie.
Fantasticando proprio sullo Smoky Hill River del romanzo, penso all'acqua del nostro fiume, che scorre fuori dalla finestra lontano poche decine di metri. Scorre sotto le rocce e le radici degli alberi del parco dell'Anconella, e con lui scorriamo anche noi e il tempo, mai uguale a prima, anche se troppo spesso ci piace pensare di essere immutabili ed eterni, impermeabili a qualsiasi cambiamento.

domenica 11 agosto 2019

Il mio sottosopra


Quando ero bambino trascorrevo l'estate disperso sull'appenino irpino, nella casa di campagna dei nonni. Me li ricordo bene quei giorni: torridi, umidicci ma comunque lievi e in qualche modo spensierati, durante i quali una moltitudine di amici e parenti animava il paesaggio, in un interminabile viavai che trasformava l’intera zona in un carnevale meridionale condito da voci chiassose e sguaiate.

venerdì 12 luglio 2019

Pico de Cantagallo


Mi avevano detto che quel giorno non avrebbe piovuto. Mi fermai un attimo a contemplare maglietta e pantaloncino, completamente fradici, e poi proseguii a zig zag per la 5a Avenida, come se sbisciolare tra le pozzanghere mi potesse in qualche modo tenere al riparo dal nubifragio. Se c'era una cosa che avevo imparato in quei primi quattro giorni è quanto il 'tempo' in Messico fosse un grandissimo figlio di puttana.
Soltanto ieri, per dire, avrei fatto carte false per un po' di pioggia:

venerdì 12 aprile 2019

La fregola dell'amico

(attenzione 'fan' della serie SUBURRA, contiene spoiler!!!)
Erano tredici mesi che non fumavo. Non che all'inizio volessi smettere, ero semplicemente stufo di farlo male. Quella che stavo cercando era un’occasione speciale. Pensai di averla trovata quando i miei occhi incrociarono il verde lussureggiante della collina di Boboli. Senza staccare lo sguardo da quel panorama giocai un po’ con la sigaretta tra le dita. Poi estrassi l’accendino dalla tasca dei pantaloni ma esitai ad accenderla. Da non credere quanto sia bella la vista che si gode dal Forte Belvedere, dove sembra che la città stessa si autodetermini in tutto il suo splendore. Eppure, mi pare che pochi di noi, includendo amici e conoscenti, siano in grado di legittimare questa ovvietà.

domenica 27 gennaio 2019

Stormo und drang


Era stata una sua idea. Ovviamente. A me non andava proprio di passare il pomeriggio in quell’oscenità di posto, ma lei aveva estorto la mia presenza con astuzia e una velata minaccia: se mi fossi rifiutato di accompagnarla mi avrebbe fatto morire di fame. Non si scherza con l’appetito altrui. Non c’era niente da fare, lei sapeva sempre quali tasti toccare, scavando a fondo fra le mie debolezze e i miei ridicoli schemi mentali. Effetti collaterali dello stare assieme: i punti deboli dell’uno finiscono talvolta per diventare i punti forti dell’altro. Delia uno, Luca zero.
E così, ancora turbato dal pensiero di rimanere senza sostentamento, mi ritrovai per una eSselunga oscura, ché la diritta via era smarrita,

martedì 27 novembre 2018

(O)mission Impossible


Era una consolidata abitudine. Salvo rare occasioni, lasciavo fosse sempre lei ad abbandonare per prima il letto. Poi, non appena scompariva nella stanza adiacente, io rotolavo dalla sua parte del materasso, con le braccia afferravo il suo cuscino e ci sprofondavo la faccia dentro nel tentativo di respirare ancora un po' di lei, del suo calore. Amavo quei momenti, erano meglio del sesso, delle carezze, meglio persino dei baci rubati nel mondo là fuori. Quasi che con l'assenza momentanea dell'altro fossi davvero in grado, e solo in quelle occasioni, di sentire e misurare il 'peso' che lei aveva dentro di me, nei meandri della mia coscienza. E quando infine trovavo le forze per alzarmi e per raggiungerla in cucina, avevo la netta sensazione che ogni giorno assieme fosse un nuovo inizio.

Il giorno in cui tutto finì però, quasi fosse una sorta di presagio, mi alzai prima di lei, alle due di notte.