Recensione 📚 Festa con casuario di Leonardo San Pietro – un esordio che inciampa, ma in avanti
"Perché lottare per un futuro incerto e indesiderato, perché dimenarsi in una palude? Vorrebbe gridare a tutti che è in una palude di vergogna privilegiata paralizzato dalla sua fragilità , dalla sua terribile consapevolezza."
Metti una festa in una casa di provincia, un gruppo di ventenni disallineati e un casuario — un uccello incapace di volare, gigantesco e piuttosto incazzoso — come simbolo di tutto ciò che non riusciamo a addomesticare. Leonardo San Pietro, classe ’97, nel suo Festa con casuario (edito nel 2025 da Sellerio) tenta la cosa più rischiosa che possa capitare a un esordiente: raccontare la propria generazione senza sembrare un influencer travestito da scrittore. E in buona parte ci riesce.
La trama (o meglio, l’anatomia di una gioventù storta)
Tutto parte da una festa, come spesso accade quando non si ha ancora idea di dove si stia andando. Ci sono studenti, nerd incalliti, aspiranti artisti e clima droghereccio. L’unico a non essere ancora arrivato è Ezio, l’invitato che Isa aspetta con più ansia. Da un regalo anonimo salta fuori un biglietto minaccioso: se entro l’una di notte nessun invitato avrà il coraggio di toccare il casuario dei vicini, Ezio morirà . Da lì in poi, il libro si muove come un ubriaco brillante: barcolla, inciampa, ma resta in piedi. Il libro è un racconto corale che si muove attorno a questa insolita sparizione.
San Pietro scrive di ragazzi che si parlano senza ascoltarsi, che si ubriacano e fanno sesso per non pensare e che vivono come se tutto fosse una prova generale di qualcosa che non arriverà mai. L’atmosfera è da provincia esistenziale, quella dove ogni serata sembra un déjà -vu con musica diversa.
Punti forti
Punti deboli
La mia esperienza personale
Leggerlo è stato come assistere alla prima prova di una band promettente: il suono è grezzo, gli strumenti non sempre accordati, ma c’è quella scintilla che fa pensare che, con il tempo, ne verrà fuori qualcosa di serio. In certi passaggi San Pietro sembra solleticare la verve di Tondelli nel mitico Altri Libertini o il disincanto di Ottessa Moshfegh, ma poi torna a terra, un po’ confuso e un po’ goffo, e forse è proprio lì che convince di più: quando smette di voler essere ispirato e si limita a essere onesto.
In conclusione
Festa con casuario non è un libro perfetto — per fortuna. È un esordio nervoso, pieno di idee e sbavature, ma anche di coraggio. San Pietro racconta la generazione Z senza chiedere scusa, con ironia, rabbia e un occhio già maturo. Se questo è solo l’inizio, il prossimo passo potrebbe essere davvero interessante.
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Per ora, lasciamolo crescere. E continuiamo la festa: anche se il casuario, lì nell’angolo, ci guarda come per dire mo' te la faccio io la festa...
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| FOTO: me, myself and I |

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