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Recensione 📚 I convitati di pietra di Michele Mari – Alla fine, l’unico compagno di classe che non salta mai l’appello è 'Padre Tempo'.

Pochi giorni fa Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra, e già questa sarebbe una notizia. L’altra notizia, forse ancora più bella, è che per fortuna la polemica Ciabatti-Mari, il leak, le frasi private finite in piazza, il solito teatrino moral-sentimentale da social con forcone incorporato, non hanno inficiato un concorso letterario e artistico. Letteratura 1 – Pettegolezzo 0. Perché poi, diciamocelo: possiamo discutere tutto, anche duramente, ma l’idea che un autore sia un’entità purissima, inscindibile dalla propria moralità pubblica, mi pare una roba da catechismo con l’hashtag. I libri si leggono. Poi, certo, gli scrittori possono anche stare antipatici, dire sciocchezze, inciampare, farsi detestare. Ma se cominciamo a giudicare la letteratura come una prova di buona condotta, finisce che al posto dei romanzi leggiamo certificati penali e post di scuse.  E sarebbe una tragedia. Letteraria, ma anche umana.

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