Recensione 📚 2666 di Roberto Bolaño. Se la letteratura smette di fare la brava e comincia a zampillare sangue.
Ci sono romanzi che ti intrattengono, ti fanno compagnia, ti portano in giro e poi ti riportano a casa più o meno intero; 2666 invece ti prende a schiaffoni e ti costringe a restare lì a guardare, senza il conforto della trama “bella apparecchiata” e senza quella gentilezza un po’ finta che tanti libri scambiano per profondità, perché qui la profondità è un’altra cosa, è terra bagnata, è sangue, è merda, è l’idea che la violenza non sia un colpo di scena ma un clima, un rumore di fondo che a un certo punto smetti perfino di notare, e proprio lì ti rendi conto di quanto sia grave 'la situa'. Nota pratica: 2666 è diviso in cinque parti (anche se capisco benissimo chi lo vive come “quattro blocchi” e poi un ultimo pezzo che chiude il cerchio, o lo apre ancora di più, dipende da quanto sei disposto a perderti).