Recensione 📚 Le Schegge di Bret Easton Ellis – Crescere nell’incubo, sorridere nel buio (e godersi il 'viaggio')

"A volte la paura è solo un riflesso sul parabrezza."

Non è una frase del libro, ma è il modo in cui mi si è appiccicato addosso.
Le Schegge è uno di quei romanzi che non si limitano a intrattenere, ma ti schiacciano in un angolo della tua memoria e ti fanno rivedere tutto da lì, con una lente incrinata e una luce traballante. Ellis scrive come se stesse cercando di salvare, o distruggere, la sua versione di sé adolescente. E a me questo viaggio è piaciuto parecchio. Yep, davvero tanto.

La trama (o il suo fantasma)

Los Angeles, 1981. Un anno scolastico qualunque, in una scuola per figli di papà. Piscine illuminate anche quando nessuno ci nuota più, feste che durano troppo, genitori che sembrano le sagome immobili dei Playmobil, rapporti che si sfaldano come le foglie in autunno.

Bret, io narrante, adolescente ricco, osservatore stanco, racconta la sua vita mentre il Pescatore a strascico, un serial killer, semina panico a LA e uno stalker sembra conoscere ogni suo movimento. Ma Ellis non ti dà mai il beneficio della certezza: ogni minaccia potrebbe essere reale o potrebbe essere solo la proiezione di un ragazzo che vive sospeso tra bugie, desideri, droghe e un senso di isolamento che fa rumore anche quando tutto tace.

E qui sta la magia del romanzo: lo leggi pensando di voler scoprire chi è il killer, chi è lo stalker… finché non ti rendi conto che la cosa che davvero vuoi capire è chi diavolo è Bret, e cosa resta di lui quando togli le apparenze, le luci al neon e la faccia per bene che mostra agli adulti.

Ellis costruisce questo mondo come un mosaico. Ogni tessera è un ricordo, un odore, una canzone, un fotogramma di un film che non sai se hai davvero visto o se lo stai solo sognando.


Punti Forti

Una Los Angeles che non si legge: si respira
Non è un’ambientazione: la città degli angeli qui è un organismo pulsante, un paradiso tossico. Brilla, ferisce, seduce.

Scrittura chirurgica e magnetica
Ellis controlla tutto. Qui è al massimo della forma secondo me: adulto, lucido, letale.

La paranoia come linguaggio
Non sai mai se credere a Bret. E nemmeno lui sa se credere a se stesso. Un thriller psicologico che vibra senza mai bisogno di esplodere.

L’auto-fiction come confessione e condanna
Ellis smonta sé stesso, gioca coi ricordi, li distorce, li espone. Un atto di sincerità brutale che dà al romanzo una forza rara.


Punti Deboli

La lunghezza (che però funziona)
Denso, ipnotico, a volte sfiancante. Ma è proprio lì che nasce la sua potenza.

Ossessioni che girano in loop
Sessualità, paura, controllo: tutto torna, tutto si ripete. È parte della poetica, ma può fracassare gli zebedei.

Personaggi secondari come ombre
Sagome sfocate ai margini della scena. Funzionale, sì, ma a tratti meh.


La mia esperienza personale

Leggere Le Schegge è stato come camminare in un corridoio buio sapendo che c’è qualcuno, da qualche parte, che ti osserva. Non ti rincorre. Non fa rumore. Sta lì, fermo. 

A un certo punto ho smesso di voler capire la trama e ho iniziato a lasciarmi cullare dall'atmosfera. E lì il romanzo esplode davvero. Mi ha riportato a quella sensazione adolescenziale di non essere mai del tutto al sicuro, nemmeno dentro la mia stessa testa. Questo libro funziona maledettamente bene.

È, letteralmente, una scheggia.


In conclusione

Le Schegge - edito in Italia da Einaudi nel 2023 - è un romanzo disturbante e magnetico, pieno di tensioni sottili e verità scomode. Ellis racconta un’adolescenza contaminata dalla paura, vera e immaginata, e lo fa con una sincerità che spiazza. Non è un thriller classico. Non è un romanzo di formazione. È un Ellis che si mette a nudo. E che colpisce durissimo. Consigliatissimo a chi cerca un’esperienza totale, non “una storia ben raccontata”.

Lo puoi trovare qui.

Adesso scusatemi: vado a rimettere su una playlist anni ’80. Che qui come sottofondo ci sta come il cacio sui maccheroni.

FOTO: me, myself and I


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