Recensione 📚Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa di Francesca Mattei – Keep calm and read slowly
“Pochi mesi dopo aver provato ad annegarmi nella vasca da bagno, mia madre si appese ad una trave del soffitto. Si era ammalata dopo avermi partorito e non era più guarita.”
Sono alla vigilia di un viaggio a Napoli: quel momento sospeso in cui la testa è già altrove ma il corpo è ancora qui, tra liste, magliette piegate male e l’illusione di essere una persona adulta. Napoli chiama, e mi viene naturale infilare in borsa un libro che con Napoli ha un legame di sangue: Pidgin, la casa editrice che lo pubblica, è nata lì nel 2017 e ha scelto una linea chiara e rischiosa, narrativa viva, laterale, poco addomesticabile.
Dentro questo contesto, Francesca Mattei arriva al volume nel 2021 passando dai racconti usciti su riviste letterarie online: un percorso a gradini, fatto di prove brevi, tentativi, affondi, e poi del salto nel vuoto della raccolta. Non è un romanzo, infatti: è un disco di tracce diverse, ma con lo stesso graffio.
E da scrittore di racconti (me too) e lettore forte ma indisciplinato ci sono arrivato pure io in modo obliquo: prima Gli stessi occhi (Zona 42), poi il passo indietro verso questo. Coerenza? Optional. Però a volte leggere “all’incontrario” serve: ti fa vedere meglio da dove viene il fuoco.
La trama (o la mappa delle bruciature)
Questa raccolta mette insieme racconti diversi e li fa convivere dentro un’unica atmosfera: periferie dimenticate, relazioni che sfaldano, famiglie come stanze chiuse a chiave, e una sensazione costante di disfacimento (fisico, emotivo, sociale).
Il punto, però, è che il “fuoco” del titolo non sta lì per fare scena. È quasi un rito: consumare, purificare, ridurre all’essenziale. È il gesto mentale di chi guarda la propria casa interiore e pensa: madò, qui dentro c’è roba che è meglio non salti fuori.
E sì: la scrittura tende all’asciutto, al taglio netto, spesso con una voce che non prende prigionieri.
Punti forti
✅ Uniformità senza monotonia: racconti diversi, ma la temperatura emotiva resta coerente. È una raccolta che “tiene”, non un mucchio di pezzi messi insieme a casaccio.
✅ Immagini domestiche che mordono: Mattei trasforma le mura domestiche, gli oggetti e i gesti quotidiani in segnali d’allarme. Un 'realismo' che graffia e lascia cicatrici.
✅ Niente paternalismi: l'autrice non fa la morale, anzi. Qui, le vite storte non vengono spiegate solo mostrate.
Punti deboli
❌ Non è una lettura accogliente: la distanza emotiva può farti sentire poco allineato, soprattutto se cerchi empatia esplicita invece che attrito.
❌ Rischio saturazione: se la leggi tutta d’un fiato, il disfacimento può diventare una nebbia uniforme. Meglio dosarla. Keep calm and read slowly.
La mia esperienza
Leggerlo mi ha lasciato addosso una sensazione precisa: quella delle cose domestiche che, invece di proteggerti, ti schiacciano piano. In questi racconti la casa non è nido: è inventario, muffa, abitudine, genealogia. E il fuoco del titolo non è un colpo di teatro, ma un gesto di lucidità ; la tentazione (e a volte la necessità ) di ridurre all’essenziale ciò che ti sta addosso come una seconda pelle.
Da lettore rabdomantico, cerco libri che abbiano una vibrazione più che una trama da raccontare a cena. Questa raccolta ce l’ha: una corrente nervosa, a tratti sgradevole ma nel modo giusto. Ti inchioda davanti alle crepe, con lo stesso fastidio delle unghie sulla lavagna: non molli finché non capisci che quella crepa si è già trasformata in un abisso.
In conclusione
Vai a sapere come mai, ma Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa mi ha riportato dentro un romanzo - potente - letto anni fa, e cioè Dalle rovine di Luciano Funetta. I due libri funzionano come specchi di una decadenza interiore che si riflette in ambienti degradati o liminali, dove il confine tra realtà e incubo è estremamente labile. Le 'rovine' raccontate da Mattei qui hanno una loro logica: mostrarti cosa resta quando togli l’arredamento emotivo, quando bruci il superfluo.
Lo puoi trovare qui
Perché non si può abitare davvero un luogo se prima non si ha il coraggio di guardarlo mentre diventa cenere.
![]() |
| FOTO: me, myself and I |

Commenti
Posta un commento