Recensione 📚 Tutto quello che è un uomo di David Szalay – Nove uomini, zero manuali d’istruzioni

David Szalay prende nove uomini, li dispone lungo la linea della vita -dall’adolescenza alla vecchiaia- e osserva cosa combinano con il desiderio, il denaro, le donne, il lavoro e il tempo. I risultati, diciamolo subito, non sono supermegawow. Prima di vincere il Booker Prize 2025 con Nella carne, Szalay era già arrivato in finale nel 2016 proprio con Tutto quello che è un uomo, tradotto da Anna Rusconi per Adelphi.

La trama (o il catalogo dell’inadeguatezza maschile)

Si parte con due adolescenti inglesi in viaggio tra Berlino e Praga. Uno è bello carico, l’altro legge Henry James e ha l'innamoramento facile. Poi è il turno di uomini sempre più adulti: giovani uomini senza direzione, professionisti infedeli, giornalisti senza scrupoli, mariti annoiati, imprenditori sull’orlo del fallimento e pensionati alle prese con il corpo che presenta il conto. Cambiano i nomi, le città e le disponibilità economiche. Non cambia la sensazione di fondo: nessuno sembra trovarsi dove vorrebbe essere.

I protagonisti attraversano l’Europa, prendono aerei, guidano automobili costose, dormono in alberghi e inseguono donne che farebbero meglio a evitare. Sono sempre in movimento, eppure restano immobili. Szalay afferra ciascun uomo nel momento in cui qualcosa si incrina: una relazione, un lavoro, un’ambizione, la salute o la rassicurante convinzione di avere ancora molto tempo davanti. Il risultato non è propriamente un romanzo, ma neppure una semplice raccolta di racconti. È una radiografia panoramica del maschio occidentale: nove lastre diverse, stesso problema strutturale.

Punti Forti

✅ Le storie seguono l’età dei protagonisti e trasformano il libro in una specie di romanzo di formazione collettivo che funziona benissimo

✅ I protagonisti sono egoisti, impauriti, sessualmente ossessionati e sentimentalmente impreparati. Szalay non li assolve né li processa: li lascia parlare e loro riescono benissimo a mettersi nei guai da soli.

✅ Aeroporti, autostrade, resort e stanze d’albergo. Un mondo senza frontiere che diventa il luogo perfetto per uomini che possono andare ovunque, ma non sanno dove andare.

Punti Deboli

❌ Dopo qualche storia il meccanismo diventa prevedibile. Arriva un uomo, compare una donna, entra in scena il denaro e qualcuno prende una decisione discutibile.

❌ Sono desiderate, tradite, temute o abbandonate, ma raramente raggiungono la complessità dei protagonisti. È coerente con il progetto, anche se rende il mondo raccontato piuttosto limitato.

La mia esperienza personale

All’inizio ho cercato un collegamento concreto tra le storie: un personaggio che tornasse, un dettaglio nascosto, magari lo stesso cameriere presente in tutti i ristoranti d’Europa. Poi ho capito che il legame non andava cercato nella trama, ma nella progressione. Szalay parte dall’adolescenza, quando ogni possibilità sembra ancora aperta, e arriva alla vecchiaia, quando resta soprattutto da capire cosa sia stato fatto del tempo ricevuto.

Nel mezzo mette quasi tutto quello che è un uomo: arroganza, paura, ambizione, desiderio, tenerezza maldestra, vigliaccheria e quella particolare capacità maschile di comprendere i propri errori pochi minuti dopo averli resi irreparabili.

Perché è facile pensare che questi uomini siano mediocri, egoisti o patetici. Meno facile è ammettere che Szalay, tra una figuraccia sentimentale e una crisi professionale, riesce ogni tanto a infilare uno specchio.

In conclusione

Tutto quello che è un uomo è un libro ambizioso, intelligente e profondamente malinconico. Non contiene davvero tutto ciò che è un uomo, ma racconta molto bene ciò che spesso un uomo non riesce a essere. I protagonisti attraversano l’Europa convinti di cercare sesso, successo, denaro o libertà. In realtà stanno quasi tutti tentando di rispondere alla stessa domanda: e 'mo che faccio?

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Un giorno mi sono svegliato e mi sono reso conto che era troppo tardi per cambiare le cose. Quelle grosse, intendo

FOTO: me, myself and I


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