"Sottile è anche la linea che separa disperazione e felicità . O forse, proprio quando si è disperati si riesce davvero ad approfittare dei quei momenti in cui la vita, nonostante tutto, ci offre l'occasione di essere felici. Che non durerà lo sappiamo bene, e questo è, e al tempo stesso non è, il punto."
Ci sono libri che chiudono un cerchio, e altri che lo spezzano. Black Tulips appartiene a entrambe le categorie. È un romanzo che sembra un addio, ma anche una confessione estenuata, scritta con la precisione di chi sa che ogni parola potrebbe essere l’ultima. Vitaliano Trevisan non racconta una storia: compie un’autopsia, su di sé e sulla scrittura.
L’anatomia del romanzo
Più che un racconto, Black Tulips è un corpo sezionato con cura chirurgica. Un viaggio in Nigeria visionario e febbrile. Un uomo solo, immerso nella sua stanza, nella sua mente, nelle sue ossessioni. C’è il monologo interiore che si torce e si ripiega su sé stesso come una ferita che non vuole chiudersi. C’è la voce di Trevisan, quella vera, che trapassa ogni pagina come una luce fredda in un obitorio.
Il testo è un ibrido: confessione, monologo, autopsia mentale. Si percepisce l’eco dei suoi precedenti lavori, ma qui la lingua è più scarna, più tagliente, più prossima al silenzio. Le frasi colano catrame e insieme compassione, come se lo scrittore avesse trovato, nell’ultimo sforzo, un modo per perdonarsi.
Punti forti
✅ Linguaggio minimale e spietato: Trevisan scrive come un anatomopatologo dell’anima. Ogni frase è precisa, calibrata, crudele.
✅ Lucidità disperata: Nessuna posa, nessun compiacimento. Solo l’atto nudo del dire.
✅ Autenticità assoluta: È la scrittura come testimonianza, non come artificio.
Punti deboli
❌ Esasperante nella sua coerenza: La sua forza è anche il suo limite. È un libro che non consola, troppo frammentato e ispido per accogliere, salvare.
❌ Densità emotiva: Si rischia l’asfissia. Ma forse è proprio quello che Trevisan voleva.
La mia esperienza personale
Questo era l’ultimo romanzo di Vitaliano Trevisan che mi mancava. L’ho letto lentamente, quasi con timore, come si sfoglia l’ultima lettera di una persona cara. E alla fine, quando ho chiuso il libro, ho sentito un silenzio che non era solo mio.
Sapere che non ci saranno altri libri mi schiaccia. Black Tulips sembra scritto da qualcuno che sapeva di dover chiudere un cerchio, come l’ultimo appunto in un taccuino prima di spegnere la luce. O forse è solo una mia suggestione...
In conclusione
Black Tulips (edito nel 2022 da Einaudi) non è un romanzo da capire, ma da attraversare. È un viaggio nel punto più oscuro della mente umana, dove la lucidità diventa abisso. Trevisan ci lascia un’opera terminale, un gesto di verità assoluta.
Lo puoi trovare qui.
Vabbè, da oggi, mi farò bastare il 'rileggere' – privilegio che riservo a pochi, pochissimi.
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| FOTO: me, myself and I |
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