Recensione 📚 Di me non sai di Raffaele Cataldo – quando l’amore è fuori sincrono
"È una cosa piccola, in fondo, quella che deve dire. Piccola e penosa come un calcolo che non torna, una spina di riccio di mare. Una cosa che forse non cambierà proprio niente. Ma ora che ha cominciato a parlare sente che non può più fermarsi."
Accento Edizioni è una di quelle case editrici che sembrano nate con un’idea semplice e ambiziosa: puntare su voci nuove e riconoscibili. È indipendente, è nata a Milano nel 2022, fondata da Alessandro Cattelan e diretta da Matteo B. Bianchi. Bianchi, tra le altre cose, è quello che da anni tiene in vita (e in gran spolvero) la rivista di narrativa ’tina e che in TV ha scritto anche per programmi legati a Cattelan. Ecco: Di me non sai sta benissimo dentro questo contesto. È un esordio “serio” (non impettito), con una voce già abbastanza centrata da promettere bene.
Trama (senza spoiler, ma senza paracadute)
Lucio vede Davide. E non lo “vede” nel senso sano del termine: lo vede nel senso che inizia a costruirci sopra un appartamento emotivo con cucina a vista e mutuo trentennale, senza nemmeno avergli chiesto come si chiama. Davide è più giovane, scivoloso, sfuggente, con quella leggerezza tipica di chi ancora non ha capito che certe frasi restano addosso come sudore d’agosto. Tra i due nasce una relazione breve e intensa: sesso, mare, notti, quotidianità abbozzata. Ma il punto non è “cosa fanno”. Il punto è quando lo fanno: non nella stessa timeline emotiva.
Lucio è già dentro. Davide è “dentro” solo ogni tanto. E quando non c’è, è comunque presente: come un messaggio visualizzato e mai risposto, che è la vera unità di misura del dolore moderno.
Punti forti
✅ L’asimmetria è raccontata bene (cioè: ti dà fastidio, quindi funziona). Questo libro ti mette davanti a una dinamica che conosci: uno ama e l’altro 'però'. Uno costruisce e l’altro 'vediamo'. E tu lì, a leggere, a masticare sabbia.
✅Ritmo e struttura: capitoli brevi, cambi di prospettiva, zero ciccia inutile. La storia corre. Anche quando i personaggi si impantanano, la pagina va.
✅Il corpo c’è, pesa, trascina. Ma non è messo lì per fare “letteratura sexy” da scaffale “ardore”. È parte del conflitto, non un accessorio.
Punti deboli
❌A volte si sente la tentazione del “controllo”. Quando la materia emotiva potrebbe diventare davvero brutta (nel senso migliore), ogni tanto il testo sembra sistemare i capelli allo specchio. Avrei voluto qualche passaggio più sporco, più rischioso, più “non mi interessa piacere”.
❌La dinamica può risultare ripetitiva (ma è anche il punto). Il tira-e-molla è realistico, sì. Però in alcuni momenti ti viene voglia di scuotere i personaggi come un telecomando che non prende più: “provate a cambiare pila, vi prego”.
La mia esperienza personale
Scrittura pulita, contemporanea, precisa. Dialoghi che non sembrano doppiati. Scene che arrivano dritte. C’è una buona gestione del non detto: quello che in amore è sempre più rumoroso di qualunque dichiarazione. Cataldo arriva dalla Scuola Holden. E si sente: struttura agile, ritmo cinematografico, consapevolezza del montaggio, capitoli “che spingono”. Il rischio, per chi esce da lì, è sempre lo stesso per me: diventare molto bravo a scrivere bene, che è diverso da scrivere 'necessario'.
Qui però non mi pare “stampino”: mi pare uno che ha imparato gli strumenti e ora deve solo fare la cosa più difficile; usarli contro la propria comodità .
Conclusioni
Di me non sai è un romanzo buono, convincente, con una voce già abbastanza definita e una storia emotivamente efficace. Non è un capolavoro (e non deve esserlo), ma è un punto di partenza solido: il tipo di esordio che ti fa pensare “vabbè, adesso aspetto il prossimo”.
Lo puoi trovare qui
Che poi, il talento vero non è “aver scritto un gran libro subito”, è avere già spazio per scriverne di migliori.
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| FOTO: me, myself and I |

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