Recensione 📚 Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol - anatomia del fuoco, delle ceneri e di ciò che rimane

Ci sono libri che raccontano una storia. E poi ci sono libri che fanno una cosa più sottile e più crudele: ti mettono davanti a quello che resta. Non il grande incendio, non le fiamme, non l’eroismo. Le 'cose' dopo. Gli oggetti, i silenzi, le stanze che non sanno più a chi appartenere.

Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia è esattamente questo: un catalogo emotivo delle macerie. E no, non è un esercizio di stile freddo e cerebrale. È un romanzo che pulsa piano e poi forte. E ancora piano. Forte..
La trama (o meglio: quello che rimane)

Una famiglia. Una perdita devastante. Un prima e un dopo che non si parlano più.

Ruol costruisce il libro come un inventario vero e proprio: frammenti, oggetti, dettagli apparentemente minimi che diventano detonatori emotivi. Non c’è bisogno di alzare la voce quando sai dove colpire. E lui lo sa. Il dolore qui non è melodrammatico. È domestico. Sta nei cassetti, nelle fotografie, nei vestiti che nessuno ha il coraggio di buttare. La foresta brucia, sì. Ma la parte interessante, e letterariamente più onesta, è osservare chi si aggira tra i tronchi carbonizzati cercando di capire come si andare avanti.
Punti forti

✅ Struttura intelligente: L’idea dell’inventario non è un vezzo formale: è la forma perfetta per raccontare la frattura. Elencare è un modo per controllare il caos. E il caos, qui, è dappertutto.

✅ Scrittura precisa, mai ricattatoria: Ruol non ti prende per la gola. Ti guarda. Ti lascia lo spazio per sentire. E questa è maturità narrativa.

✅ Una casa editrice che lavora bene: Terrarossa - già presente su queste pagine - continua a confermarsi come una delle realtà più attente e coraggiose del panorama indie italiano. Catalogo coerente, scelte editoriali curate, oggetti-libro fatti con criterio. Non è un caso che questo romanzo sia stato finalista al Premio Strega lo scorso anno.
Punti deboli

❌ Non è un libro da divorare in metropolitana tra un reel e una notifica push.

❌ Qui c’è l’elaborazione del lutto. Che per definizione è disordine, caos, maelstrom letterario.
La mia esperienza personale

Siamo davanti a un grande libro. Davvero. Perché non gioca sporco con l’emozione, urlando a vanvera. Perché non si perde in assoli linguistici (frasi da sottolineare a tutti i costi; punteggiatura forzatamente creativa; ecc..). È un romanzo che si prende il rischio del silenzio. E ho imparato a mie spese che il silenzio, in letteratura, è una cosa un po' bastarda: o sei capace o fai crollare tutto.

Ecco, Michele Ruol è capace. Mi ha colpito la sensazione di immobilità apparente. Come se i personaggi si muovessero poco, ma dentro avessero un terremoto continuo. E in un tempo in cui tutto è performance, produttività, reazione immediata… rallentare è quasi un atto rivoluzionario.
In conclusione

Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia è un romanzo sulla perdita, ma anche sull’ostinazione del vivere. Il segnale che la narrativa italiana contemporanea, quando vuole, sa essere precisa, profonda e formalmente coraggiosa.

Lo puoi trovare qui.
"Madre aveva incontrato la psicologa a intervalli regolari per cinque anni, fino a quando le piene si erano diradate. Di quegli anni era rimasto questo: quando Madre passava l’aspirapolvere in soggiorno, si avvicinava al tappeto con molta cautela. Come se fosse un alveo vuoto, che conservava tra gli argini l’acqua passata e i suoi detriti."

FOTO: me, myself and I





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