Recensione 📚Il passaggio di Pietro Grossi – Il Nord-Ovest è una scusa. Il vero viaggio è ben altro..

Ci sono viaggi che ti portano lontano. E poi ci sono quelli che ti riportano dove non sapevi di voler tornare

Se pensate che Il passaggio (Feltrinelli, 2016) sia 'solo' un romanzo di mare, fatevi un favore: lasciate perdere l’idea romantica di vele bianche e tramonti Instagrammabili giacché qui il mare è un tribunale, e il ghiaccio è il giudice incorruttible (e meno male che al referendum ha vinto il NO ✌️)
La trama (o meglio: una resa dei conti senza palco)

Carlo vive a Londra: lavoro, moglie, due gemelli, routine da adulto funzionale. Poi squilla il telefono. Dall’altro capo c’è qell'hippie di suo padre, che lo chiama da Upernavik, in Groenlandia, e con due parole gli spazza via la regolarità della vita 'in ordine'. Destinazione: Canada. Mezzo: il Katrina. Scusa ufficiale: una tappa del leggendario Passaggio a Nord Ovest. Scusa reale: sorry, niente spoiler.

E qui arriva la parte bella (cioè crudele): Carlo non è solo un figlio che torna. È anche un padre e quando sei già babbo, certe fughe diventano più ridicole, ma anche più difficili da interrompere. Lui da anni evita quel genitore debordante, pieno di genio e intemperanze; da anni evita pure la vita di mare che un tempo era 'semplicemente la sua vita'. Il Nord, con la sua solitudine bianca, è il luogo perfetto per non potersi più distrarre.
Punti Forti

✅ Ambiente artico usato come pressione narrativa: ghiacci, silenzi, rari incontri con gli inuit. Non è scenografia: è un acceleratore di verità.
✅ Padre e figlio in modalità corpo a corpo: dialoghi serrati, attrito assente ma palpabile (come un elefante nella stanza. Anzi no, come una balena..). 
✅ Prosa rapida e asciutta: la lingua non si mette in posa. Come già nella raccolta di racconti che mi aveva colpito, 'Pugni', Pietro Grossi è abile a non strafare e a condurti drito dentro la storia.
Punti Deboli

❌ Se vi aspettate un romanzo di avventura rimarrete delusi. Lo scrittore toscano confeziona un libro onesto, puro. Niente effetti speciali e colpi di scena; a parte per una balena 'molesta'.
❌ È breve mannaggia: finisce quando io stavo appena iniziando a 'sciogliermi'. Avrei apprezzato un respiro un po' più ampio.
❌ Se non masticate di barche e navigazione, il gergo nautico presente nel romanzo potrebbe constringervi a qualche ricerca google in grado di farvi perdere un po' di ritmo.
La mia esperienza personale

Il passaggio mi è sembrato uno di quei libri che ti fanno venire voglia di telefonare a qualcuno e poi, ovviamente, non lo fai. Perché spesso è più facile attraversare il Nord-Ovest che una conversazione vera. E Grossi, con l’esperienza di chi il mare lo conosce per davvero, usa il viaggio per dirti una cosa semplice e tremenda: i mostri non stanno sott’acqua ma nei rapporti lasciati a scongelare al sole.
In conclusione

Un’avventura che è anche un attraversamento umano: antiretorico, teso, pulito. Io mi sento di consigliarlo a chi ama i romanzi di mare senza cartoline. E a chi sospetta che la parte più difficile del diventare adulti sia smettere di scappare (dai padri, dalle domande, da sé stessi).

Lo puoi trovare qui.

“Quando sei lì puoi permetterti il grande lusso di lasciare andare un pensiero per giorni. Settimane, se ti va. A casa i pensieri sono tutti intermittenti, e si sovrappongono”.

FOTO: me, myself and I


Commenti

Goodreads