Recensione 📚 Lingua straniera di Emmanuel Carrère – Perdu dans la traduction
Ho Kolchoz sul comodino da settimane. Mi guarda storto ogni sera, tipo compito in classe rimandato. Prima di trovare il coraggio di aprirlo, però, mi sono rifugiato in Lingua straniera, minuscolo ebook uscito nel 2020 per Adelphi della collana Microgrammi nella traduzione di Ena Marchi, Giorgio Pinotti. Così, giusto per scaldarmi.
Con Carrère, lo ammetto, non sono obiettivo. Come i 'sorcini' di Renato Zero.. Gli leggerei pure la lista della spesa fatta al Carrefour sotto casa. Latte, uova, mandarini, e in tre righe saremmo già a parlare di Russia, depressione e Philip K. Dick, senza che nessuno abbia capito bene come ci siamo arrivati. Il libricino contiene due storie Lingua straniera e Transfert, forse soggetti cinematografici che non sono mai diventati film. Due racconti in cui Carrère prende la realtà così com'è e mette sottosopra.
La trama
Nel primo racconto uno sceneggiatore si sveglia una mattina e scopre che la sua compagna parla una lingua che lui non conosce. E non è solo lei: la parlano tutti, dagli amici alla televisione. Tutti la capiscono, tranne lui. Non è finito in un paese straniero. È il mondo intero a essersi fatto estraneo, da un momento all'altro.
In Transfert invece c'è uno psicoanalista che comincia a confondere la propria identità con quella del paziente che detesta di più. In entrambi i casi Carrère prende una certezza banale -la lingua che parliamo, chi crediamo di essere- la fa a pezzi, e poi ci lascia lì, in balia delle poco piacevoli conseguenze.
Punti Forti
✅ Le idee, semplici e dirette, ma di quelle che ti restano attaccate addosso per un paio di giorni. Kafka gli avrebbe dato un 'cinque alto' di approvazione.
✅ L'atmosfera: bastano una conversazione che non capisci e qualche piccola crepa nel quotidiano per iniziare a dubitare di tutto quanto.
✅ Il ritmo: scene brevi, immagini nitide, quasi cinematografiche. Sembra di guardare due puntate particolarmente inquietanti di Black Mirror.
Punti Deboli
❌ Restano, di fatto, due progetti e basta. Proprio quando la storia comincia a mordere davvero, è già finita.
❌ La brevità stessa: si legge in una pausa pranzo, forse addirittura durante una riunione di Teams inutile e Superflua.
❌ Non è ancora "quel" Carrère, quello che tutti conosciamo. Manca l'autore autobiografico e un po' cannibale di Limonov o Yoga. Qui c'è il Carrère più giovane, ancora fantastico, ancora perso dietro Jean-Claude Romand, futuro protagonista del suo libro L'avversario.
La mia esperienza personale
Il primo racconto è quello che mi ha lasciato addosso qualcosa. Non riuscire a capire gli altri vuol dire perdere l'accesso al mondo: essere circondati da persone che ci sono, ma che non riusciamo più a raggiungere. Ed è forse questo il punto più inquietante di tutti: non serve che gli altri parlino davvero una lingua sconosciuta. A volte basta che abbiano smesso di parlare la nostra.
In conclusione
Lingua straniera è un Carrère minore, tipo una ghost track de I Baffi, ma dentro ci sono già tutte le ossessioni che torneranno nei libri successivi: l'identità , la follia, la fragilità di ciò che chiamiamo realtà .
È poco più di un aperitivo, diciamolo pure. Solo che invece di preparare lo stomaco alle olive ascolane, apre una piccola crepa sotto i piedi.
Lo trovi qui.
"Non è uno scherzo. Non sta sognando. È la realtà . Incomprensibile, insopportabile, ma è la realtà "
| FOTO: me, myself and I |
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