Chi dice e chi tace di Chiara Valerio

La scrittura 'corre', ma la storia non 'rompe il fiato'

Quando ho finito 'Chi dice e chi tace' sono rimasto un po’ lì, a sfogliare le ultime pagine, chiedermi cosa mi fosse sfuggito.  Primo libro di Chiara Valerio che leggo. Ebbene, ha una scrittura che sa farsi notare, anche quando racconta cose apparentemente insignificanti. Il problema, semmai, è che a volte mi sono fermato più sulle frasi che su quello che stava succedendo.
La trama

Siamo a Scauri, sul litorale laziale. Vittoria viene trovata morta nella vasca da bagno: un incidente domestico, almeno in apparenza. Lea Russo, avvocata, sposata e madre di due figlie, non riesce a farsene una ragione. Vittoria era una donna matura, indipendente, generosa, difficile da inquadrare. Una di quelle persone che tutti conoscono e delle quali, appena chiedi qualcosa di preciso, nessuno sa granché. Viveva con Mara, molto più giovane di lei. Il paese, naturalmente, aveva le sue opinioni che poi si sà, la provincia tollera un mistero, purché possa spettegolarci sopra.

Lea, indagando, scopre quanto poco sapesse di Vittoria e intanto comincia a soppersare la propria vita. La morte è il punto di partenza, ma conviene non affezionarsi troppo all'indagine. Il romanzo galleggia altrove: nei rapporti tra queste donne, nei ricordi, nelle versioni che conserviamo degli altri. Un terreno interessante ma non facile da attraversare.
Punti forti

✅Valerio sa cogliere pensieri e ambiguità che normalmente ci sfuggono. Alcune frasi mi hanno fatto fermare, rileggere, perfino sottolineare. Cosa che faccio di rado.

✅Lea cerca di capire Vittoria e finisce per interrogare sé stessa. In letteratura succede: parti per capire qualcuno e ti ritrovi a razzolare fra le tue robe.
Punti deboli

❌Vittoria incuriosisce, Lea si interroga, Mara lascia solo 'intravedere'. Ma avrei voluto vederle alle prese con qualcosa di più concreto, oltre ai loro pensieri. 

❌Il mistero iniziale promette sviluppi che poi passano in secondo piano, ammosciandosi del tutto nel finale. Legittimo, per carità, tuttavia qualche volta avrei preferito seguire una pista anziché l'ennesimo spiegone.
La mia esperienza personale

Per buona parte del libro ho aspettato che succedesse qualcosa. Anche soltanto quel momento in cui smetti di osservare i personaggi e cominci a vivere un po' dentro la storia.

Mi succede spesso con i romanzi che partono piano: come con la corsa, a un certo punto rompi il fiato, trovi il passo giusto e le pagine cominciano a girare da sole acquistando senso. Qui ho avuto qualche falsa partenza.

Eppure non è stata una lettura faticosa. Anzi. Mi sono piaciute certe osservazioni sui rapporti umani, sul modo in cui costruiamo le nostre certezze attorno a persone che in fondo conosciamo pochissimo. Ma mi è mancato qualcosa di meno intellettuale, più istintivo. 
In conclusione

Chi dice e chi tace (Sellerio, 2024) è uno di quei libri che mi mettono in difficoltà quando arriva il momento di tirarne le somme. Perché le qualità ci sono, e sarebbe ingeneroso ignorarle. Solo che io una chiave non l'ho trovata.

Forse Valerio voleva proprio lasciarmi in quella zona d'incertezza dove niente è completamente svelato e nessuno è davvero scrutabile fino infondo. Fosse così, well dome my friend.

Tirando le somme, di Valerio leggerei ancora qualcosa. Con le protagoniste di questo libro, invece, ci diamo ancora del lei.

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"È buona o cattiva la cura? Farmaco e veleno. La proporzione."

FOTO: me, myself and I



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