Recensione 📚 Il treno della notte di Martin Amis – Cinismo su rotaie verso l’abisso
"A volte la verità è più rumorosa del silenzio di una pistola."
Martin Amis, scomparso troppo presto nel 2023, è uno di quegli autori che ho sempre amato: corrosivo, brillante, capace di trasformare il disagio umano in letteratura. Il treno della notte (Night Train, 1997; in Italia tradotto da Gaspare Bona nel 1998 per Einaudi) è un noir atipico, breve e spietato, che si muove su binari psicologici più che polizieschi, intriso di quell’ironia nera tipica degli anni ’90, tra neon, bar fumosi e un disincanto postmoderno.
La trama (o meglio, una discesa nella mente del 'polizia' Mike Hoolihan)
Mike Hoolihan è una detective di polizia che ha visto e fatto di tutto: omicidi, cadaveri, bottiglie di whisky. La chiamano su un caso impossibile: Jennifer Rockwell, giovane astrofisica brillante e apparentemente felice, si è sparata in bocca con un fucile. Suicidio o qualcosa di più oscuro?
Il romanzo si muove come un’indagine al rallentatore nella psiche di Mike, che osserva il mondo con un cinismo quasi protettivo. «Quando ti occupi di cadaveri troppo a lungo,» dice Mike, «inizi a sentire l’odore anche nei sogni.» La sua voce dura e sferzante ricorda certe riflessioni di Christopher Hitchens – grande amico di Amis – quando parlava della vita senza filtri, senza illusioni, come un bicchiere di scotch bevuto alle tre del mattino.
Punti Forti
✅ Cinematografico e tagliente: Ogni frase di Amis sembra un fotogramma noir, affilato e lucido.
✅ Un personaggio memorabile: Mike Hoolihan è una delle detective più ciniche e umane che abbia mai incontrato in letteratura.
✅ Riflessione esistenziale: Sotto la patina da giallo, Il treno della notte parla di depressione, colpa e di quella sensazione che la vita a volte sia solo un tunnel senza stazioni intermedie.
Punti Deboli
❌ Breve e disturbante: Non aspettatevi grandi colpi di scena; qui l’indagine è soprattutto interiore.
❌ Atmosfera cupa: È un noir atipico: non intrattiene nel senso comune del termine; piuttosto, trattiene dentro di noi un peso che fatica a uscire, un’esperienza introspettiva che può lasciare addosso un gelo difficile da scrollarsi.
La mia esperienza personale
Leggere Il treno della notte è stato come salire su un convoglio notturno con i finestrini appannati: vedi riflessa solo la tua faccia mentre il paesaggio scorre nel buio. Ho sentito tutta la stanchezza di Mike, il suo sarcasmo disperato, il senso di ineluttabilità che Amis sa rendere così bene.
E forse è proprio questo il suo dono più grande: trasformare la solitudine, il cinismo e l’ironia in una strana forma di poesia.
In conclusione
Il treno della notte è un racconto lungo, secco e filosofico, che più che risolvere un mistero ti mette davanti al mistero più grande: perché continuiamo a vivere anche quando la luce sembra spenta.
Consigliato a chi ama la letteratura che non fa sconti e a chi vuole conoscere il lato più oscuro e brillante di un clamoroso scrittore.
![]() |
| FOTO: me, myself and I |

Commenti
Posta un commento