Recensione 📚 Kolchoz di Emmanuel Carrère - I parenti passano, i libri restano
Alla fine l’ho tolto dal comodino. Kolchoz era lì da settimane, come avevo confessato parlando di Lingua straniera. Considerando che di Carrère ho letto quasi tutto, rimandare ancora sarebbe stato maleducato. Ormai conosco più peripezie sue che di alcuni miei parenti. E di sicuro le sue sono scritte meglio.
Diciamolo subito: il libro comincia lentamente. Prende posto, sistema le fotografie, presenta la famiglia. Tu ascolti educatamente, con quel vago timore di essere finito a cena da qualcuno che sta per mostrarti tre generazioni di diapositive. Poi succede la solita roba: non saprei indicare la pagina, il momento, il trucco, ma a un certo punto sei dentro. Incollato. Carrère sta ancora parlando dei 'suoi' e tu hai smesso di rispondere ai 'tuoi'. Un copione consolidato, e io ci casco regolarmente.
La trama
Al centro c’è Hélène Carrère d’Encausse, madre dello scrittore, storica della Russia e segretaria perpetua dell’Académie française. Una donna arrivata dall’infanzia povera di una famiglia di emigrati fino ai vertici dell’intellighenzia francese. Tenacia, intelligenza, ambizione e un caratterino che probabilmente rendeva impegnativo anche chiederle di passare il sale.
Carrère risale le origini russe e georgiane, attraversa fughe, segreti, affermazioni sociali e ferite domestiche. Il titolo viene dal rito infantile di riunirsi intorno al letto della madre quando il padre era in viaggio: fare kolchoz. Un’intimità che tornerà al momento, struggente, dell’addio. Il libro è pubblicato da Adelphi nella traduzione di Francesco Bergamasco.
La faccenda interessante è come raccontare una madre amatissima senza trasformarla nella santa protettrice del proprio cv. Lo scrittore francese le vuole bene, ma le lascia anche i difetti. Parecchi. E accanto a quella presenza ingombrante emerge il padre Louis, più appartato: il suo ritratto è fra le cose che fanno più mi hanno colpito.
Punti Forti
✅Ti interessa gente di cui, poco prima, non avresti voluto conoscere nemmeno il nome. Carrère divaga e tu lo segui. A un altro avresti già detto: Sì, vabbè, vieni al punto.
✅ La madre: contraddittoria, autorevole, difficile da liquidare con un giudizio. Più cerchi di decidere cosa pensare di lei, più il ritratto si complica. Funziona proprio per questo.
✅ Si può amare qualcuno e ricordare benissimo quanto sapesse essere insopportabile? A quanto pare sì, e in queste pagine Carrère centra l'obiettivo in maniera magistrale.
Punti Deboli
❌Bisogna concedergli tempo. Il coinvolgimento arriva, ma all'inizio ingranare non è affatto semplice. Per chi è a digiuno di Carrère, non il primo libro che consiglierei.
❌L’affollamento genealogico: qualche volta i rami dell’albero familiare coprono il panorama. E io con i parenti miei faccio confusione già a Natale...
La mia esperienza personale
Per me Kolchoz chiude il cerchio aperto da Un romanzo russo, con Yoga a completare una specie di trittico irregolare. Nel primo, i segreti di famiglia e il bisogno di raccontare quello che non si dovrebbe. In Yoga, anche se il centro è diverso, l’io che prova a tenersi insieme e intanto si smonta davanti al lettore. Qui, il ritorno ai genitori, alle origini, a ciò che resta quando non puoi più chiedere spiegazioni.
Non una trilogia ufficiale, ovviamente. È il percorso che ci vedo io, da lettore ormai abbonato alla biografia carreriana. In attesa di nuovi capitoli: perché con Emmanuel anche la parola “fine” conviene scriverla a matita.
Mi ha preso soprattutto questo suo tentativo di capire senza riuscire a sistemare tutto. Da figli vorremmo una spiegazione definitiva dei nostri genitori, possibilmente accompagnata dalle scuse. Di solito dobbiamo arrangiarci con molto meno.
In conclusione
Kolchoz mi ha chiesto un po’ di pazienza e poi se l’è ripresa tutta in ore di lettura. Conoscevo il meccanismo, ero preparato, non è servito a niente.
Carrère continua a raccontarmi la sua famiglia e io continuo a pagare per ascoltarlo. A pensarci, è un rapporto piuttosto sbilanciato. Ma finché scrive così, rinnovo.
Lo puoi trovare qui.
"Da piccolo ho amato mia madre come non ho amato e non amerò mai nessuno in vita mia."
| FOTO: me, myself and AI |
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